È finalmente uscita l’edizione rinnovata di L’erranza, di Carlo Muscetta, storico critico e intellettuale del Novecento italiano, tra i fondatori della casa editrice Einaudi.
L’erranza è una sublime autobiografia antiretorica nella forma e nella sostanza di un uomo del sud che è stato fortemente legato alla scuola torinese, a Pavese in particolare (amicizia che ci ha lasciato uno prezioso carteggio), della quale scuola riprende nello scrivere l’impronta memorialistica rigorosa e gentile che fu anche della Ginzburg.
Con un tono sempre ironicamente severo, un linguaggio fine ed essenziale, ripercorriamo una vita intensa e preziosa, dai mesi dell’occupazione tedesca durante i quali fu anche compagno di cella a Regina Coeli di Leone Ginzburg e Sandro Pertini, al distacco dal Partito Comunista per i fatti dell’Ungheria, ai rapporti con scrittori e intellettuali, poeti e detrattori cui Muscetta ha saputo riservare elogi profondi e passioni autentiche così come caustiche recensioni o mordaci sberleffi, alle dediche alla famiglia, le donne, i figli.
C’è molto di letterario ovviamente, ma c’è molto anche di personale, in questo sguardo sul Novecento che ha il sapore antico della scrittura seria e attenta anche là dove l’autore si propone un divertissement.
Abbiate cura di questo libro nel quale troverete personaggi della nostra storia in vesti ufficiali o meno, ma comunque ricondotti a una quotidianità che significava vicinanza tra l’intellettuale e la gente, analisi vera del sentimento popolare, attività politica come attività di cittadinanza, di interpretazione costante della realtà. E poi vi troverete molta letteratura, citazioni e rimandi, di quelli che fanno venir voglia di rileggere i classici e sfuggire da questo tempo. L’erranza è un libro che accoglie e che ha il grande pregio di saper misurare la distanza che c’è tra il semplice stare al mondo e il più difficile vivere.
