L’uomo artigiano

L’uomo artigiano
Il libro che ho letto recentemente e che è rimasto vivo nella memoria per la forza del suo messaggio è L’uomo artigiano di Richard Sennet, edito da Feltrinelli nella collana Campi del Sapere. Il titolo rimanda a un’epoca e a un fare che quasi non ci appartengono più, dove la piccola bottega, il costruire artigianalmente è frutto delle abilità delle mani e dell’ingegno della mente. L’artigianalità, naturalmente, è nemica della moderna velocità e, anche se possiamo cavarcela benissimo senza, è pur vero che la nostra vita ha sempre più bisogno di stimoli esterni per farci sentire bene con noi stessi. Anche l’artigianalità – che spesso si confonde con la lentezza – ha la necessità di evolversi per migliorare. Il lavoro lento dell’artigiano trova un senso quando permette alla tecnica di penetrare e di radicarsi, solo così l’abilità risulta durevole e costruttiva. Sennet dimostra che ricostruire il valore del lavoro fatto con le mani e il cervello, con “perizia artigianale”, restituisce e ricompensa la persona delle sue qualità e abilità autentiche perché gli appartengo realmente. Si arriva a pensare, con questo straordinario libro, che la condizione umana, le cose che si creano, le nostre idee, possono migliorare e crescere quando maturiamo rispetto a esse una dedizione e un impegno personale e creativo. L’autore traccia una delle vie possibili e concrete, per costruire la nostra identità, scoprire i nostri talenti, alimentare la motivazione che ci porta a dare senso al nostro “fare” e dunque alla nostra vita.