“Ho costituito questa dimora come si costituisce una tomba, nulla di me scomparirà, sarà un luogo di pellegrinaggio per l’avvenire” confidò D’Annunzio a Cecile Sorel… Un romanzo che ripercorre i migliori scrittori del XIX secolo francese non attraverso le loro opere ma, e qui è la novità, attraversando da spettatori incuriositi le loro case. Appartamenti gotici o semplici case erette a musei come quella di Victor Hugo o come quella di Jules Verne nella cui biblioteca così marinara sembra di rivivere le atmosfere di “Ventimila leghe sotto i mari” e del suo Capitano Nemo.
Un linguaggio tale da permetterci di vivere ogni loro “vizio” in fatto di gusto architettonico, una scrittura accattivante per chi riesce ancora ad immaginare qualcosa di bello e “francese”… Archi, vetrate, porte, stanze piene di oggetti frivoli ma importanti per chi lì vive e li colleziona. Scrittori utili e discussi, ognuno solo nella propria casa. Le donne di Flaubert, gli ospiti poco borghesi di Hugo, la zia di Marcel Proust. L’arte e l’eleganza della Francia del 1800. Descrizioni fatte con il giusto gusto per ogni particolare, viene quasi naturale immaginarsi a pranzare, discutere o semplicemente stare lì a riposare insieme a loro, Dumas, Latouche, Baudelaire, Maupassant, Balzac, Apollinaire… Sognare e leggere il passato per capire, oggi, che ognuno è: lo spazio che si crea.
